Caporal Maggiore Ardito Giuseppe Sofia

Altra storia che merita di essere pubblicata e diffusa è quella di Giuseppe Sofia, Caporal Maggiore Ardito durante la Prima Guerra Mondiale, che abbiamo ricevuto dal nipote Paolo Sofia, che ringraziamo.
È accompagnata da poche e significative parole: “La stessa non appartiene ai libri di testo, ma ai ricordi custoditi con gelosia nella nostra famiglia; è un tassello di memoria collettiva che merita di essere riscoperto da chiunque cerchi un esempio di autentico coraggio e incrollabile senso del dovere“.
È con immenso piacere che pubblichiamo questa bella pagina di coraggio, accompagnata dalla foto di Giuseppe Sofia, dagli attestati di encomio e onorificenza, dalla foto della stele costruita a suo ricordo e da un articolo di Cosimo Sframeli che ben descrive il personaggio, al fine di rendere maggiormente nota questa bella storia e tramandarla ai posteri. Buona lettura.

Mimmo Marzano
Per Circolo Mocta Bubalina
Sezione Ricordi dell’Associazione
Fondazione Ciccio Marzano
La storia
Originario di Bovalino, nella nostra Calabria, Giuseppe era solo un ragazzo quando venne arruolato nel leggendario IX Reparto d’Assalto del Regio Esercito. Gli Arditi non erano soldati comuni: a loro venivano affidate le missioni più disperate, quelle in cui il confine tra la vita e la gloria si assottigliava fino a scomparire.
Nel giugno del 1918, durante la sanguinosa Battaglia del Solstizio, il suo reparto fu lanciato nella morsa del Monte Grappa per strappare alle forze austro-ungariche le posizioni strategiche di Col Fenilon e Col Moschin. Tra il 15 e il 16 giugno, l’inferno dei combattimenti travolse la sua squadra.
Tutti i suoi compagni caddero, lasciandolo completamente solo, circondato dal nemico e senza più riparo. In quel momento di assoluta solitudine, mio nonno non cedette alla paura. Resse la posizione da solo per ore, respingendo gli attacchi a colpi di bombe a mano e a baionetta spianata, riuscendo persino a catturare diversi prigionieri nemici. La sua resistenza disperata permise alle truppe italiane di riprendere le vette, bloccando una delle offensive più pericolose della Grande Guerra.
Per quell’impresa venne decorato con la Medaglia d’Argento al Valor Militare, un riconoscimento le cui tracce storiche sono riemerse grazie alle rigorose ricerche condotte dal comandante Cosimo Sframeli, capitano dei Carabinieri e marito di mia cugina Mirella Sofia. Il suo prezioso impegno ha permesso di dare forma e giustizia a questo ricordo, culminato nella stele a lui dedicata nel borgo di Bovalino.
Oggi quell’eredità vive anche nel nome di mio figlio, che porta con fierezza il suo stesso nome.
Raccontare la sua impresa senza enfasi retorica, ma con il misurato orgoglio di chi ne raccoglie l’eredità umana, significa ricordare che la storia è fatta da uomini semplici capaci di grandezza straordinaria. Conoscere la vita di Giuseppe Sofia è un invito a riscoprire le nostre radici e a non dimenticare il valore del sacrificio.
Paolo Sofia




